Chemochine risposta immunitaria specifica

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Chemochine risposta immunitaria specifica

Nella risposta immunitaria vengono chiamate in causa le chemochine, una particolare classe di citochine, in grado di richiamare i leucociti nei tessuti infiammati e di stimolare le cellule dendritiche che catturano l’antigente presentandolo in seguito ai linfociti, stimolando anche i linfociti a spostarsi nei linfonodi attivando la risposta immunitaria specifica. Queste piccole proteine vengono prodotte dalle cellule presenti nel tessuto dopo l’incontro con l’agente estraneo o sotto l’impulso della stimolazione di TNF e di IL-1. Il principale ruolo delle chemochine è quello di sostenere la chemotassi dei leucociti attraverso un gradiente di concentrazione: l’aumento di concentrazione crescente attrae queste cellule ematiche fino all’infezione, a loro volta le cellule endoteliali delle venule post-capillari del tessuto esprimono sulla superficie luminale le chemochine che dopo verranno riconosciute dai recettori sui leucociti. In seguito al legame con la proteina i recettori attivano delle specifiche segnalazioni cellulari che provocano il processo di attivazione delle integrine. Le diverse chemochine identificate nell’uomo sono state raggruppate in quattro sottofamiglie tenendo conto del numero e della posizione dei residui di cisteina N-terminali responsabili di ponti disolfuro: chemiochine CC, hanno i primi due ponti disolfuro adiacenti; chemochine CXC, in cui gli stessi residui sono separati da un amminoacido; chemochine C, caratterizzati da un solo residuo di cisteina; chemochine CX3C, con due residui di cisteina separati da tre amminoacidi. Per altre notizie si rimanda alla lettura di:  http://www.humanitas.it/domande-e-risposte/cosa-sono-le-chemochine.

Alcune recenti scoperte

chemochine

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Da recenti studi è stato rilevato che i recettori impiegati dalle chemochine sono gli stessi che vengono utilizzati da alcuni agenti patogeni, tra cui il virus dell’Hiv, come porta di accesso, già in passato un team di ricercatori ha compreso il ruolo di queste proteine nel contesto di alcuni tipi di tumore avendo la capacità di diffondersi e proliferare nell’organismo, fornendo istruzioni sbagliate ai macrofagi che così sono spinti a fornire nutrimento in maniera anomala alle cellule cancerose. Da questa scoperta è stato possibile inoltre identificare una classe di inibitori delle chemochine, soggetta a sperimentazione clinica, da recenti studi poi è stata individuato un falso recettore che potrebbe portare allo sviluppo di un farmaco capace di inibire i processidi flogosi attivati dalle chemochine.

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